Tre giorni in tenda.

Dopo un lungo periodo di assenza, torniamo finalmente a raccontare le nostre avventure. Non all’estero, non in altre regioni, e neppure in altre province…ma vicino a casa abbiamo, fortunatamente, tante possibilità e un bell’anfiteatro di Appennini che vale la pena scalare.

Abbiamo deciso di partire con due amici per un trekking di tre giorni e 56km totali con inizio a Pagliaro, piccola frazione del paese di Rocchetta. Siamo pieni d’acqua: lungo il percorso non ci saranno altre sorgenti e quindi dobbiamo riempirci per bene in modo da non rischiare di rimanere a secco in serata. Cammina e cammina e dopo un veloce spuntino per pranzo arriviamo a San Fermo, dove chiudiamo gli occhi mezz’ora. Lì imbocchiamo poi la salita per il Monte Buio e proseguiamo, è già pomeriggio e vogliamo arrivare alla prima sosta, Capanne di Tonno, in tempo per montare le tende e cenare con il sole.

Quando finalmente vediamo la tettoia dell’area di sosta, inizia a soffiare un bel vento freddo; montiamo le due tendine e subito ci vestiamo con gli strati pesanti per la notte! Sgomberiamo il terreno per il nostro fornello Vargo, tiriamo fuori il paravento, la cena e accendiamo il fuoco. Si mangia! Alle 8.30 siamo già in tenda, fuori fa troppo freddo e quindi non resta che coricarsi nei sacchi a pelo.

Il secondo giorno inizia con una ricca colazione e dopo esserci rifocillati a dovere ripartiamo. Fa decisamente più freddo. Il tragitto ci porta al Monte Antola e all’Osservatorio Astronomico, poi a Casa del Romano, dove ci riforniamo di acqua ad una sorgente, fino a Capanne di Carrega. Nella faggetta adiacente al ristorante di Capanne ci fermiamo per pranzare. Troviamo un posticino riparato, uno spiazzo ghiaioso dove accatastiamo delle pietre per poter accendere il fornello in sicurezza, e prepariamo il pranzo. I pasti disidratati del Decathlon sono perfetti per questo genere di attività: si reidratano velocemente e con poca acqua, forniscono tante calorie e pesano poco. Insomma, sono una manna!

Riprendiamo il cammino e raggiungiamo Capanne di Cosola: troviamo una fontana dove rabboccare le nostre borracce di nuovo mezze vuote e costeggiamo il sentiero che porta al Monte Chiappo, iniziando a guardarci intorno per cercare uno spiazzo utile per le tende. C’è ancora molta neve sulle cime e ora che siamo un pochino più in alto (circa 1500 m) sentiamo distintamente scendere l’aria gelida dalle pendici innevate. A un certo punto troviamo una stupenda spianata di erba protetta da arbusti e noccioli: una madonnina dedicata agli scout è eretta nel punto più in piano, e accanto ad essa piantiamo le due tende. La posizione è perfetta: il sole ci scalda mentre ceniamo, l’erba è morbida e accanto a noi gli alberi ci tengono (abbastanza) al riparo.

Quando ci corichiamo sono pronta a passare una nottata di gelo: mi corico con tanto di piumino indosso ma non c’è verso di scaldarsi. Simone allora unisce le zip dei nostri sacchi a pelo, creandone uno matrimoniale; nel farlo ci scambiamo i materassini e il suo, più adatto alle temperature, migliora subito la mia situazione. Rimaniamo così, abbracciati dentro un unico saccone a pelo scaldandoci a vicenda. La notte passa meglio, ma al mattino la tenda e tutto quello che abbiamo lasciato fuori è ricoperto di brina: ci sono 0° dentro la tenda, figuriamoci fuori… Per fare un the bisogna prima riscaldare la borraccia Vargo dell’alcol, idem per i barattoli di miele e crema di nocciole! Io non esco dai sacchi a pelo finché non è di nuovo ora di preparare i bagagli: è l’ultimo giorno e ormai gli zaini si sono alleggeriti; abbiamo più il pranzo e un paio di snack. Siamo stati bravi a dosare le provviste!

Ripartiamo, questa volta verso la sella di Bocca di Crenna e il Monte Ebro, poi Gropà e Giarolo, e infine non ci resta che la discesa. Fa caldo e la discesa ricoperta di sassi sconnessi ci taglia le gambe ma nel complesso non siamo troppo stanchi. Arrivati sul ponte di Rocchetta non ci restano che gli ultimi due di asfalto per arrivare a Pagliaro, dove abbiamo lasciato le auto. Una volta a casa ci dedichiamo a svuotare gli zaini e a preparare le lavatrici; poi ci prepariamo una ricca merenda e ci buttiamo in doccia. Siamo cotti dal sole e ci dolgono i piedi, ma che bel giro è stato!

Dettagli:

  • escursione di tipo EE: non presenta particolari difficoltà se non la lunghezza, solo qualche tratto sulla neve, adatta quindi ad escursionisti abituati a percorsi con grandi estensioni chilometriche.
  • 56km totali suddivisi in 19,5km + 19km + 17,5km; circa 2700mt di dislivello positivo (non abbiamo dati precisi sul dislivello giorno per giorno).
  • necessaria attrezzatura adeguata e soprattutto acqua a sufficienza data la scarsità di sorgenti sul sentiero.
  • sono presenti segnavia sul percorso, ma è sempre bene munirsi di un gps o di una mappa dettagliata.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Nadia Meriggio ha detto:

    In quest’ultimo anno abbiamo imparato che anche vicino a casa possiamo fare delle divertenti escursioni. A parte il gelo mi sembra che abbiate trascorso delle belle giornate. Mi piace la sensazione dello zaino che si svuota e dell’aver dosato perfettamente le provviste necessarie.

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    1. I Viaggi della Cipolla ha detto:

      Assolutamente si, vicino a casa ci sono ancora luoghi che meritano di essere scoperti!

      Piace a 1 persona

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