Marche & Abruzzo: giorno 6, i canyon.

Guidando verso sud, arriviamo all’abitato di Serramonacesca (in provincia di Pescara) da dove partiamo per andare alle gole del fiume Alento. Fa caldo e noi speriamo di rinfrescarci inoltrandoci nel bosco lungo il corso del fiume.

Il facile percorso parte a sinistra del monastero di San Liberatore a Majella, imponente contro il cielo limpido. L’ambiente naturale è molto suggestivo, soprattutto perché a differenza di altri percorsi, non c’è nessuno! La vegetazione qui è incredibilmente rigogliosa, ovunque ci sono salici, cespugli di felci, grovigli di edera. Tutto è verde e fresco!

Seguendo il sentiero costellato di ponticelli, l’unico rumore che si sente è lo scrosciare dell’acqua e delle cascate; l’acqua qui è trasparente e gelida e numerosi cartelli vietano categoricamente di fare il bagno – per proteggere l’ambiente naturale. Man mano che si va avanti, le gole si allargano e le anse diventano più morbide ed eccoci all’area del canyon dove si trovano le tombe rupestri.

Sono cinque, scavate in alto nella cengia rocciosa, e sono ciò che rimane di una piccola comunità eremitica dell’VIII-IX secolo. Le pareti del canyon trasudano acqua e le rocce sono completamente verdi perché ricoperte di muschio. Il percorso prosegue scavalcando alcuni laghetti e tornando infine al Monastero.

La morfologia del territorio abruzzese, ricco di rocce calcaree, ha fatto sì che i numerosi fiumi che scendono dagli Appennini scavassero ogni genere di canyon , e per questa ragione molto di quello che visitiamo si trova all’interno – o al di là – di gole spettacolari. Anche le Gole di Fara San Martino sono pazzesche (ma più frequentate dell’Alento) e portano al monastero e alla chiesa di san Martino in Valle, costruite letteralmente contro una parete rocciosa.  

La strettoia che si trova all’imbocco delle gole è impressionante, con queste pareti di roccia alte e strette che incombono da tutti i lati; uscendo dalla strettoia iniziale la valle è sicuramente più ampia ma comunque chiusa sui due lati dalle pareti di roccia. Leggiamo sulla tabella informativa che con grande probabilità il monastero, i cui resti sono stati riportati recentemente alla luce dopo una frana, fu costruito sopra un precedente eremo; ad oggi rimangono solo le rovine di quello che doveva essere stato un tempo – chiuse da una cancellata ma ben visibili se si sale seguendo il sentiero.

Lo spettacolo della Natura qui è assicurato e chi volesse proseguire, potrebbe di certo sorprendersi ancora di più dato che dalle gole si arriva fino in cima al Monte Amaro. Si tratta però di un percorso con un totale di 2300mt di dislivello – e noi preferiamo non tirare le cuoia.

Vorremmo fare ancora una visita al castello di Roccascalegna, ma sono richieste autocertificazioni firmate per consentire l’accesso anche in periodo Covid e quindi, essendo sprovvisti di stampanti, rinunciamo. Fa anche sempre più caldo, raggiungiamo i 37° e io e Simone iniziamo a soffrire le temperature. Decidiamo così di separarci: la coppia di amici proseguirà verso la costa per farsi ancora un po’ di mare, mentre noi torneremo sulle alture in cerca di frescura…

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