Marche & Abruzzo: giorno 4, il Corno Grande.

E finalmente si parte per il Gran Sasso, per la precisione la Cima Occidentale del Corno Grande! Ci sono tre ascese possibili: la via normale, la direttissima e la via delle creste. Prendiamo ovviamente la via normale ma, avendo letto che è la più frequentata in assoluto, partiamo all’alba nella speranza di incontrare meno gente possibile.

Partiamo poco dopo le 6 del mattino, incamminandoci su per il sentiero che da Campo Imperatore costeggia l’Osservatorio Astronomico e sale in direzione del Rifugio Duca degli Abruzzi. Sono circa 11km per un dislivello di 800m (più o meno), considerati EE come livello di difficoltà, ovvero Escursionisti Esperti. Iniziamo con un bel sentiero pianeggiante, fino ai pendii del Monte Portella e poi alla sella del Monte Aquila. Già da qui godiamo dei paesaggi maestosi degli Appennini, erbosi e punteggiati di rocce affioranti. Fino a questo momento stiamo salendo senza problemi e incontrando poche persone; sappiamo però che poi inizieranno i punti più impegnativi – culminanti con l’arrampicata finale alla cima.

Dopo la sella iniziamo a vedere “il brecciaio” un sentiero ripido e ghiaioso che sembra essere stato tracciato con biro e righello, e che sale fino alla sella ai piedi del Corno. Simone è davanti a me e io, dietro, salgo a testa bassa cercando di mantenere un passo costante e di non fermarmi; il sentiero è sicuro, ma trattandosi di un ghiaione non si sa mai che la montagna scarichi qualcosa mentre camminiamo. Meglio non perdere tempo e fermarsi solo per riprendere fiato.

Ignoriamo le diramazioni verso le altre due vie e proseguiamo diritti, salendo in maniera sempre più ripida, fino alla Conca degli Invalidi (ah che bellezza) con l’ultimo ghiaione da superare. Ed eccoci alla parte finale e, per me, la più faticosa. Ci troviamo infatti ai piedi della Cima Occidentale, che dobbiamo raggiungere “scalando” con mani e piedi l’ultima salita scavata nella roccia. Non si tratta di arrampicata vera e propria ma non si può nemmeno definire “camminata” quella che stiamo facendo. Inoltre il sentiero è mal segnalato, con i segnavia che si incrociano e confondono continuamente con quelli delle Creste, trovandoci quindi di tanto in tanto a dover tornare indietro di qualche passo. In più, pur non essendoci una forte esposizione, dobbiamo stare costantemente attenti a dove ci aggrappiamo, per essere sicuri di scegliere gli appigli più stabili. Arrivati alla conca del Ghiacciaio del Calderone a me tremano le gambe ma ormai manca poco.

E finalmente arriviamo alla croce posta sulla Vetta Occidentale del Corno Grande del Gran Sasso! Che vista! Dalla cima (presa d’assalto, per fare una foto con la croce c’è quasi la coda) vediamo lontano Campo Imperatore: siamo a 2912 metri sopra il livello del mare, ed effettivamente laggiù – da qualche parte – si trova proprio il Mar Adriatico. C’è il sole, il cielo è limpidissimo e noi siamo più che soddisfatti: voglio dire, io che di solito punto i piedi quando capita di camminare in piano sopra la neve, sono riuscita ad arrivare qua su! Non male vero? Guardiamo l’orologio: abbiamo impiegato 2 ore e 50 minuti a salire. Mangiamo qualcosa e cominciamo la discesa.

La discesa lungo le rocce ci prende un po’ di tempo, soprattutto perché non troviamo la via giusta. Siamo felici di essere partiti presto perché in discesa incontriamo decine e decine di persone incolonnate. Ci sono addirittura dei veri e propri ingorghi di gente sui tratti più scoscesi. Quando arriviamo al furgo non è neanche mezzogiorno eppure c’è chi sta iniziando a salire a quell’ora…

Questo sentiero, che pure abbiamo letto e visto fare praticamente da chiunque, anche da persone ASSOLUTAMENTE NON ATTREZZATE, si è rivelato decisamente impegnativo: com’è possibile allora che ci sia un simile volume di turisti che tentano l’ascesa, mettendo a rischio sé stessi e le persone vicino a loro?

Io non mi vanto di essere un’alpinista: ho tanti limiti e paure; per questo so che devo sempre partire preparata. So che mi serve l’abbigliamento adatto e la giusta attrezzatura e soprattutto che mi serve sapere a cosa sto andando incontro. Inoltre ritengo di avere l’onestà di dire “io mi fermo qui, voi proseguite” quando non ce la faccio più. Con queste regole di comportamento ho rispetto per me e il mio corpo innanzitutto, ma anche per Simone e per chi è con noi in quel momento. Ma, più di tutto, mi sembra così di portare rispetto per l’ambiente in cui mi trovo: la montagna.

Dunque mi chiedo: se tutte le persone che abbiamo incontrato sul sentiero, che ci chiedevano sconvolti quanto mancasse ancora alla vetta, che salivano con le All Star ai piedi, che in sostanza non sapevano dove stavano andando, se a tutte queste persone fosse richiesto un piccolo esame di coscienza come quello che faccio io ogni volta che stiamo per partire per un trekking, sarebbero comunque lì sopra o avrebbero scelto qualcosa di più adatto alle loro capacità? Più avanti nella vacanza, in cammino su un altro sentiero molto frequentato, abbiamo incontrato addetti del Parco nazionale di riferimento che fermavano ogni turista: a ciascuno spiegavano quanto sarebbe stato lungo il tragitto, dove dovevano passare e chiedevano se erano ben preparati a proseguire. Sapendo che il Corno Grande è così frequentato, e vista la grande affluenza di turisti sulle montagne in questa estate 2020, non sarebbe stato un bel servizio da dare anche qui, nel Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga?

Tuttavia, nonostante questa digressione polemica, la gita è stata per noi indimenticabile. Stancante e impegnativa, certo (non vi dico quanto ho dormito poi) ma di sicuro meritevole della fatica. Sarà difficile trovare qualcosa che ne eguagli lo spettacolo!

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