Marche & Abruzzo: giorno 3, Campo Imperatore.

Come già raccontato nello scorso post, il terzo giorno di vacanza inizia nella località di Rubbiano, dove è situato l’accesso alle famose Gole dell’Infernaccio, nel parco dei Monti Sibillini. Le gole sono un vero e proprio canyon, scavato dal fiume Tenna tra i monti Priora e Sibilla. Sappiamo in partenza che si tratta di una passeggiata moooolto frequentata (sia per la facilità del percorso per lo più pianeggiante sia per la bellezza degli elementi naturali) ma noi siamo abituati all’alta montagna e quindi ci mettiamo in marcia presto, evitando così la calca.

Il percorso inizia incuneandosi subito tra le strette pareti del canyon, dove l’acqua scorre veloce e c’è aria fredda. Questo tratto è incastonato tra gli alti blocchi di granito delle montagne, che nel corso degli anni hanno assunto bizzarre forme e stratificazioni. Superato il punto più “ripido” e stretto, il percorso spiana ed inizia ad allargarsi, finendo dentro ad una fitta e rigogliosa faggeta. A quel punto basta poco per raggiungere l’eremo di San Leonardo al Volubrio, che ancora porta i segni del devastante terremoto del 2016. Ci raccontano che della struttura originale resta solo la chiesetta piena di palizzate che vediamo oggi, ricostruita sui dal frate noto come padre Pietro, che a partire dagli anni ’70 inizio a ristrutturare la chiesa da solo!

La passeggiata è estremamente facile e così allunghiamo fino ad una vicina cascata, ma la strada – probabilmente anche questa malmessa da terremoti o frane – è decisamente più sconnessa ed impervia, e il getto d’acqua poco suggestivo. Torniamo indietro e a quel punto incontriamo FOLLE di persone incolonnate su per la sterrata: per noi è stata una camminata da ridere, ma chiaramente non tutti sono abituati a questo movimento. Per questa ragione è sempre bene dotarsi di attrezzatura appropriata quando si decide di andare a camminare, soprattutto se non si è certi delle proprie capacità: scarponi comodi, bastoni da trekking per aiutarsi, acqua in abbondanza date le temperature.

Tornati dal giro, ci rimettiamo alla guida: vogliamo arrivare a Campo Imperatore entro sera (sono circa 150km) per goderci il fresco – si è capito che soffriamo il caldo? – e i colori del tramonto sulle montagne. Lungo la strada le piazzole di sosta sono prese d’assalto dai camper e dai motociclisti, ma noi ci spostiamo ancora e troviamo una bella strada secondaria che porta ad una spianata di ghiaia a picco sulla valle. C’è un altro furgone, noi ci posteggiamo poco distante e io salto giù dal furgo con la macchina fotografica al collo, salutando tutti e girovagando per un’oretta.

Questo è un altopiano di origine glaciale situato a circa 1800m di altitudine (noi forse siamo anche a 2000, e si sente) nel cuore del massiccio del Gran Sasso. Qualche dato da Wikipedia per darvi un’idea della grandezza: è tra i più vasti altopiani d’Italia e di sicuro il più vasto dell’Appennino, si estende per un massimo di 18 km in lunghezza e 8 km di larghezza per una superficie complessiva di circa 75 km². Il noto alpinista Fosco Maraini lo paragonò alla valle di Phari Dzong, coniando il termine di Piccolo Tibet che lo descrive al meglio. Data la quota e l’assenza di inquinamento luminoso, a Campo Imperatore è presente anche un bellissimo osservatorio astronomico, sotto il Rifugio Duca degli Abruzzi, sede del programma internazionale CINEOS che ha portato alla scoperta di svariati asteroidi e altri oggetti spaziali!

La vastità di questi prati ci colpisce: cose del genere le abbiamo viste solo in Cile o in Argentina e non ci aspettavamo di trovarle anche qui, a due passi da noi! Ogni scorcio è diverso, ogni nuvola in movimento ci regala una fotografia diversa, l’immensità delle montagne è un regalo bellissimo e sorprendente. Insomma, ci innamoriamo del posto! E mentre le temperature si abbassano, prepariamo la cena e le attrezzature per il giorno dopo, quando saliremo sulla vetta occidentale del Corno Grande, in cima al Gran Sasso!

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